L'opinione di una neurologa diversamente giovane

Luglio 2026

di Antonella Amadori

Antonella Amadori
a cura di Antonella Amadori

Ehilà………tutt’a posto?

Al termine dello scorso millennio ebbi a che fare con uno psichiatra che era un pozzo di scienza; quando lo incontrai aveva circa 70 anni e, da pensionato, lavorava ad offerta libera con un “onorario” che non poteva comunque superare le ventimila lire. Aveva liste d’attesa anche di anni perché accompagnava i suoi utenti fino a quando ne avevano bisogno. Divoratore di libri, ne aveva sempre uno sul bracciolo della poltrona e, fra l’altro, leggeva continuamente testimonianze di sopravvissuti ai campi di concentramento o ad altre analoghe tragedie; gli domandai se leggeva il racconto di tali sciagure perché non gli bastavano quelle che ascoltava durante tutto il giorno e mi rispose che voleva capire cosa desse la motivazione per resistere a chi era in condizione di sofferenza estrema.

Mi sono ricordata di lui quando ho visto il libro di Gisèle Pelicot “Un inno alla vita” e ho voluto leggerlo per capire come le fosse possibile inneggiare alla vita dopo quello che aveva passato

Per chi non conoscesse la storia, faccio un breve riassunto

Gisèle Pelicot, nata il 7 dicembre 1952, era la moglie felice di un uomo gentile e premuroso.

Nell’autunno 2020 il marito di Gisèle viene fermato dalla polizia perché filmava sotto la gonna di alcune signore al supermercato; sequestratogli cellulare e computer, hanno trovato la registrazione degli stupri che aveva effettuato e di quelli che aveva organizzato a danno della moglie resa incosciente con alte dosi di benzodiazepine e zolpidem. Reclutava gli stupratori tramite internet.

Convocata dalla polizia, Gisèle non poteva credere alle immagini che le presentavano e non riusciva a riconoscere se stessa in quel corpo inanimato.

Le ci è voluto un lungo e faticosissimo percorso per rendersi conto dell’accaduto, rielaborarlo e affrontare il processo a carico dei 50 uomini che l’avevano abusata e del marito. Gli stupri si sono ripetuti per circa 10 anni, durante i quali Gisèle lamentava dolori e amnesie ed era stata visitata, tra gli altri, anche da tre neurologi; una di loro attribuiva all’incipiente demenza i vuoti di memoria che l’affliggevano.

Queste le sue parole: “Dieci anni ad affrontare medici che mi guardavano come per dirmi che alla mia età una donna non deve più aspettarsi granché, dovrebbe solo rilassarsi e lasciare che il tempo prosegua la sua opera di demolizione….”

Forte anche della sua senescenza, Gisèle ha maturato la consapevolezza che chi deve vergognarsi dello stupro non è la vittima e ha preteso che il processo fosse pubblico, ricevendo così la gratitudine e il sostegno di tantissime persone, anche al di fuori della Francia.

Assodata la patologia psichiatrica del marito (lo psichiatra lo definiva “uomo scisso”), quello che mi sono chiesta è cosa abbia potuto indurre uomini “comuni”, giovani e vecchi, ignoranti e istruiti, single e affettuosi padri di famiglia, a commettere uno stupro spesso senza rendersi minimamente conto della gravità del reato che mettevano in atto.

Ho cercato in rete qualcosa al riguardo e ho trovato il lavoro di Emiliano Lambiase: “Pornografia online. Correlati neurologici, processi cognitivi e comportamentali di sviluppo e mantenimento”

In soldoni, il cybersesso può stimolare lo stesso circuito della ricompensa attivato nelle altre dipendenze, comportando l’incapacità di prevedere le conseguenze dei propri comportamenti e insidiando la memoria di lavoro

Sono molte le persone passate dal mio ambulatorio lamentando problemi di memoria/concentrazione e spesso conseguenti problemi di lavoro: con il senno di poi, mi chiedo se avrei potuto mettere in guardia qualcuno dai rischi connessi all’eventuale abitudine di rilassarsi con l’erotismo online (evitando accuratamente di nominare la pornografia per il sapore moraleggiante che questa parola potrebbe evocare).

Considerato che l’articolo 5 del nostro Codice deontologico ci impegna a promuovere stili di vita salubri, informando i nostri assistiti sui principali fattori di rischio, forse questo è uno dei casi da prendere in considerazione

Ho poi riflettuto su come il sig.Pelicot abbia ottenuto gli psicofarmaci che gli occorrevano – lamentandosi con i medici di essere insonne e ansioso – e mi è tornata in mente una vecchia neurologa che, pur incorrendo nelle ire dei medici di base, nel suo referto di visita proponeva, ma mai prescriveva direttamente i farmaci: sosteneva che il prescrittore deve essere uno solo perché altrimenti non si sa “quanta roba” si dà ai pazienti

Un caro saluto a tutti
Lasolitanontroppoquiescenteamadori