L'opinione di una neurologa diversamente giovane

Agosto 2026

di Antonella Amadori

Antonella Amadori
a cura di Antonella Amadori

Ehilà, ci siamo?

Ho recentemente conosciuto due giovani medici che mi sono piaciuti tantissimo, entrambi medici di medicina generale

La prima è una giovane donna che ha studiato in Germania; durante la brutta influenza che mi ha bloccata per quasi tutto il mese di maggio us, è venuta a casa mia con uno zainone sulle spalle e, tirati fuori gli attrezzi del mestiere, mi ha fatto una signora visita (senza sapere che fino a qualche mese prima lavoravo come neurologa del territorio) e mi ha dato tutte le informazioni necessarie in modo semplice e dettagliato. Il secondo è il medico curante di una mia amica che ho accompagnato a visita: ragazzo attento, disponibile, preparatissimo, scrupoloso e informale

Non posso fare a meno di domandarmi cosa ne sarà di loro fra 30 anni: saranno ancora così preparati e scrupolosi? Avranno perso motivazione sotto il peso delle pretese aziendali e delle incombenze burocratiche? Avranno realizzato la loro vita personale? Avranno lasciato il servizio nella sanità pubblica per lavorare nel privato? Nei momenti di difficoltà professionale, avranno chiesto sostegno all’Ordine e, soprattutto, lo avranno trovato? La mia giovane dottoressa avrà preferito tornare in Germania?

In teoria sarebbero fatti loro, ma in pratica sono anche fatti miei, perché fra 30 anni sarò alle soglie del mio primo secolo di vita e i medici bravi e motivati saranno indispensabili alla qualità della mia residua esistenza

E’ fondamentale che i medici sappiano di poter contare sul supporto dell’Ordine anche laddove il rapporto con le Aziende diventi problematico

Fin dalla legge costitutiva del 1910 è previsto che l’Ordine non possa fare attività sindacale, ma può interporsi, ove richiesto, nelle controversie tra i propri iscritti, oppure tra un iscritto e una persona o ente a favore dei quali abbia prestato o presti la propria opera professionale e, anche in caso di mancata conciliazione, il Consiglio Direttivo è comunque tenuto a dare il proprio parere; ma con la legge del 2018 si va oltre: da enti ausiliari, gli Ordini sono diventati sussidiari dello Stato, “promuovono e assicurano l’indipendenza, l’autonomia  e la responsabilità delle professioni e dell’esercizio professionale……la valorizzazione della funzione sociale, la salvaguardia dei diritti umani e dei principi etici dell’esercizio professionale indicati nei rispettivi Codici deontologici, al fine di garantire la tutela della salute individuale e collettiva…..”(Legge 3/2018, capo II, riordino delle professioni sanitarie)

E, se l’esplicito richiamo della legge al giuramento professionale e alla Deontologia non fosse sufficiente, questo è l’art 22 del vigente Codice deontologico: ” Il medico può rifiutare la propria opera professionale quando vengano richieste prestazioni in contrasto con la propria coscienza o con i propri convincimenti tecnico-scientifici, a meno che il rifiuto non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona, fornendo comunque ogni utile informazione e chiarimento per consentire la fruizione della prestazione.”

Non basta? Ecco l’art 68: “…… Il medico, in caso di contrasto tra le regole deontologiche e quelle della struttura pubblica o privata nella quale opera, sollecita l’intervento dell’Ordine al fine di tutelare i diritti dei pazienti e l’autonomia professionale…..”

Ottima legge, ottimo Codice deontologico: partecipare alle votazioni dell’Ordine per eleggere Consiglieri capaci di renderli efficaci non è solo necessario, è inderogabile

Antonella Amadori