Ehilà……ci siete?
Si narrava di un astuto contrabbandiere che attraversava periodicamente il confine con un grosso sacco sulla bicicletta. Infinite volte venne fermato dai finanzieri, ma mai riuscirono a trovare l’oggetto del suo contrabbando: a volte trovavano sassi nel suo grosso sacco, a volte paglia, o stracci. Quando finalmente il contrabbandiere andò in pensione, il suo finanziere preferito, nonché compaesano, in gran segreto lo pregò di dirgli finalmente cosa contrabbandasse e lui candidamente rispose: biciclette.
Questa storia mi è tornata in mente quando il prof. Barbanti ha parlato del placebo: l’ho sentito ipotizzare che da qualche parte nel nostro cervello esista una farmacia che — dietro stimolo adeguato — rilascia i neuromediatori necessari ad antagonizzare il dolore. Del resto, il placebo è tanto più efficace quanto più appropriata è la durata e la qualità del tempo che abbiamo utilizzato prima di prescriverlo: non a caso il nostro codice di deontologia (art. 20) sottolinea che il tempo della comunicazione è tempo di cura.
L’assunzione della sostanza — teoricamente inerte — che abbiamo prescritto prolunga e ripropone la nostra presenza: non sempre funziona, ma qualche volta sì e in alcune situazioni forse merita tentare.
Nella sia pur improbabile evenienza che qualcuno non se lo sia già sorbito, torno a raccontare un episodio che successe a me quando, neolaureata, vivevo in un quartiere sulla costa barese. In una tarda serata di autunno mi telefonarono dall’albergo attiguo per sapere se ero disponibile a fare un’iniezione intramuscolo ad un’ospite che stava molto male. Volli sfoggiare la mia cultura medica e chiesi alla signora di raccontarmi la sua storia clinica. Logorroica, da tempo immemorabile soffriva di cefalee spaventose e aveva deciso che solo il naprossene in muscolo era in grado di darle sollievo. Le feci l’esame obiettivo e, calcolato che dal mio arrivo era passata circa un’ora, pensai fosse giunto il momento di fare l’intramuscolo, ma quando le proposi di fare l’iniezione, la signora mi disse che non era più necessaria perché il mal di testa le era passato.
Evidentemente l’attenzione offerta alla signora aprì la farmacia ipotizzata dal prof. Barbanti.
Alla prossima!
Antonella Amadori
antonella.amadori.neurologa@gmail.com