Ehilà, ci siamo?
“Mi dispiace non lasciarti vedere il tuo programma preferito, ma rinunciare al mio mi dispiace di più”. Senza saperlo, con queste parole mio padre mi dimostrò cos’è l’empatia molto tempo prima che diventasse di moda parlarne.
Empatia significa mettersi nei panni dell’altro. Questo però presuppone quello che Rogers definiva “congruenza”: la consapevolezza di cosa stiamo provando in quel momento e di quale colore sono le lenti attraverso cui stiamo guardando. Empatia non comporta necessariamente la solidarietà: mio padre, perfettamente consapevole del mio e del suo desiderio, ha dato la precedenza al proprio. La frustrazione che provai fu ampiamente confortata dalla sensazione di essere stata comunque capita e considerata.
Diversa la sensazione che molti anni dopo ho provato quando il collega geriatra cui avevo portato a controllo mia madre mi disse: “È incredibile che sia ancora viva”. Era vero, ma era la mia mamma.
L’esperienza clinica mi ha spesso riportato alla memoria questi episodi, quando ho dovuto spiegare a qualcuno che tutto quello che era possibile fare era già in atto. A fronte della diagnosi di una patologia cronica e ingravescente nonostante terapie impegnative, più di qualcuno ha trovato motivazione a collaborare dopo essersi sentito ascoltato e capito.
Con gli anni ho imparato a farmi portare i farmaci che avevano assunto il giorno prima, domandando per ognuno come e a che ora venisse assunto. Le sorprese non sono mancate: dalla sospensione dell’antiaggregante per snellire la terapia, alla doppia assunzione di un farmaco aggiungendo il generico al leader perché non sapevano che si tratta della medesima sostanza.
Sono convinta che pagare a noi il plus necessario a valutare l’esatta assunzione della terapia sia molto meno costoso di patologie evitabili se curate correttamente. In ogni caso la Deontologia è sovrana e i giudici utilizzano il codice deontologico quando andiamo sotto processo: nessuno se l’è cavata dicendo che l’amministrazione non concedeva il tempo necessario per riflettere e verificare.
Salutandovi tutte/i con affetto, vi do appuntamento al 2026, sperando che trascorriate le Feste nel migliore dei modi.
Antonella Amadori
antonella.amadori.neurologa@gmail.com