Ehilà…come butta? Odore di vacanze?
Ambulatorio, un giorno come tanti. Erano circa le 12.30, e ambivo a sbrigare velocemente l’ultima visita della mattinata — che in teoria sarebbe stato un controllo — per placare le urla del mio stomaco inferocito. Si presenta una signora mai vista prima, con una impegnativa del tipo “controllo: v.precedenti”. PANICO: logorroica e inferocita, la poveretta aveva una storia infinita di palleggiamenti da uno specialista all’altro per dolori scarsamente responsivi a tutti i farmaci prescritti.
L’ho rivista più volte, ho fatto i miei approfondimenti e messo ordine nella sua storia clinica, quindi ipotizzai che forse poteva esserci una patologia internistica all’origine di questi dolori. Alla fine scrissi un referto nel quale riportavo il percorso fatto fino ad allora e concludevo che ritenevo necessario il ricovero in Neurologia per approfondimento, anche alla luce di immagini refertate come dubbie alla RM del rachide.
Dopo qualche giorno, in una mail della mia Dirigente mi venne riportata l’irritazione del Primario della Neurologia: la signora si era presentata in reparto allegando il referto della mia ultima visita e pretendendo di essere ricoverata. Venivo perciò invitata a correggere il mio comportamento e a contattare telefonicamente i colleghi ospedalieri prima di proporre un eventuale ricovero. Risposi che le ragioni per cui ritenevo necessario il ricovero erano scritte nel referto della mia visita.
La tenacia della signora fu premiata ed ebbe finalmente la sua diagnosi: metastasi.
Questo episodio mi ha portato alla mente un esperimento di psicologia sociale: per studiare le dinamiche di gruppo, si proiettò l’immagine di due stecche di lunghezza grossolanamente diversa e, all’insaputa del soggetto in esame, tutti gli altri dovevano indicare quella molto più corta come la più lunga. La loro perseveranza nell’affermare il falso riuscì a confondere le idee al soggetto.
Questa cosa stava succedendo anche a me con quella signora: tutti i colleghi erano convinti che non avesse alcuna patologia organica e anch’io stavo per arrendermi, quando un’infermiera che la conosceva mi ha chiesto di lei e mi ha così indotta a rivedere la sua storia.
Non è per caso che il Codice di Deontologia insiste così tanto sull’autonomia di giudizio.
Buone vacanze, amici!
Antonella Amadori
antonella.amadori.neurologa@gmail.com